Counsellor in Firenze

Amministrazione di Sostegno - Facilitazione Familiare

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La figura professionale del counselor nasce negli anni trenta in America e riguarda coloro che, pur non essendo né psicologi né psicoterapeuti, svolgono un lavoro che richiede una buona conoscenza della personalità umana e la capacità di sostenere in modo adeguato una relazione d'aiuto. La professione del counselor approda in Europa passando dalla Gran Bretagna, dove in breve tempo si afferma in vari ambiti . Anche in Italia si opera in questo campo da molto tempo, sebbene soltanto negli anni 70 siano stati definiti con precisione funzioni e competenze di questa figura. Da allora in poi molte scuole hanno iniziato a formare counselor, anche se il termine inizierà ad essere utilizzato solo negli anni 90. Il Counselor deve essere in possesso di un diploma rilasciato da specifiche scuole di formazione dopo un corso di studi almeno triennale, che gli consente di essere in grado di favorire la soluzione di disagi esistenziali che non comportino tuttavia una ristrutturazione profonda della personalità.

 

Il Counseling è una forma di intervento diversa dalle tradizionali modalità di aiuto: non è l'aiuto intuitivo spontaneo, cioè dare consigli, informazioni, agire al posto dell'altro, insegnare, poiché questi sono atti che dipendono interamente dalla competenza di chi aiuta. Il Counseling non si esercita, dunque, sul problema in sé, cioè non mira alla soluzione diretta del problema: esso si esercita sulle competenze e sulle potenzialità della persona. Ciò perché risolvere quel problema non eviterebbe il ripresentarsi dello stesso di fronte ad una situazione analoga. Nelle difficoltà, infatti, è compresa l'incapacità della persona di trovare da sé le soluzioni e dunque il problema non potrà dirsi risolto se non ricostituendo proprio quella capacità compromessa. L'obiettivo è dunque stimolare l'autodeterminazione piuttosto che fornire dall'esterno soluzioni, che, in quanto indicate da un altro, oltretutto potrebbero non essere quelle realmente desiderate. Per questo il counseling è un aiuto complesso e un processo paziente, che richiede, oltre a conoscenze tecniche, l'acquisizione di una postura, di una disposizione personale di reale fiducia nella capacità dell'altro di rimettere in moto le proprie risorse per farcela da solo. Questa impostazione, di derivazione rogersiana, si basa sul presupposto che nella persona siano presenti le risorse interiori (emozionali, affettive, cognitive, ecc) necessarie a che l'aiuto sia un processo che si produce dal di dentro e non un'operazione attraverso cui un "vuoto" viene colmato dall'esterno. Finora è stato definito il Counseling. differenziandolo dalle forme spontanee di aiuto, adesso vediamo in che cosa è diverso dalla psicoterapia. Nel contesto delle relazioni di aiuto, è possibile ipotizzare una linea di "specializzazione" progressiva che parte dalle relazioni proprie della vita quotidiana per arrivare a forme di aiuto via via più complesse, che si definiscono, a seconda del loro grado di strutturazione o di "profondità", come counseling e psicoterapia. Sebbene una netta separazione fra queste forme di aiuto non esista, possiamo definire la psicoterapia come cura di disfunzioni o patologie di personalità, mentre il counseling come un intervento in ambiti forse non così ardui ma senz'altro più estesi, nei quali l'aiuto è necessario anche a prescindere dalla patologia e la difficoltà nasce piuttosto per effetto dell'interazione fra fattori personali (interni) e fattori di vita (esterni), cosicché la persona è incapace di gestire situazioni più o meno oggettivamente complicate. Il nostro quadro di riferimento teorico è di tipo integrato. L'integrazione è la nuova tendenza internazionale, che, anche grazie alle numerose ricerche che hanno dimostrato che nessun approccio terapeutico è chiaramente superiore ad un altro, cerca di superare sia la fede in un'unica teoria terapeutica sia l'eclettismo tecnico e di arrivare ad una sintesi di alcuni sistemi teorici che serva da cornice di riferimento concettuale. I nostri modelli di riferimento sono: la Psicologia Umanistica e di Comunità, l'indirizzo Fenomenologico-Esistenziale, l'Approccio Rogersiano, la Gestalt, l'Analisi Transazionale, l'Approccio Sistemico-Relazionale. Molte ricerche hanno dimostrato l'insostenibilità dell'efficacia assoluta di un trattamento rispetto a un altro, per cui l'attenzione è sempre più orientata a quei fattori comuni di cambiamento che attraversano in modo trasversale tutti i modelli terapeutici e convergono nell'area della relazione qualitativa

 

Le aree di intervento del Counseling, attraverso l'attività di counselor individuale, di coppia o di gruppo, sono molteplici: agenzie formative, studi privati, ospedali, scuole, università, aziende, comunità religiose e sportive., ecc. Soprattutto nell'ambito del lavoro, il counseling può inserirsi come elemento facilitante il dialogo tra la struttura e il dipendente. In teoria non esiste un campo di attività specifico per il counseling. Ogni tipo di contesto è adatto a svolgere il ruolo di chi, come il counselor, favorisce lo sviluppo e l'utilizzazione delle potenzialità già insite nel cliente, aiutandolo a superare quei problemi che gli impediscono di esprimersi pienamente e liberamente nel mondo.